L'American Negro Ballet e il Terpsitone di Leon Theremin

Al pari delle donne (altra categoria che si tende a dimenticare nei racconti delle storie), anche la comunità afroamericana muove i primi passi nel mondo della musica elettronica all’alba dei primi strumenti, immergendosi in un’ardita sperimentazione...



Per promuovere le potenzialità del suo strumento, nel 1930 Theremin mise in piedi un gruppo di 10 di virtuosi al fine di esibirsi in concerto alla Carnegie Hall di New York il 15 aprile di quello stesso anno. I componenti erano (quasi) equamente suddivisi tra uomini e donne: a Lucie Bigelow Rosen, Anna Freeman, Ildiko Elberth e Zenaide Hanenfeldt si affiancavano Eugene Hegy, Louis Barlevy, George Goldberg, lo stesso Leon Theremin, Wallingford Riegger e Herny Solomonoff. Quest’ultimo era amico di un tizio assai particolare: il barone Eugene Von Grona, un coreografo nato da padre tedesco e da una danzatrice di vaudeville americana.

[Le notizie qui di seguito arrivano da A. Glinsky, pp. 175 - 176].


Come dichiarò egli stesso al New York Times, nel 1934 – dopo essere tornato da un viaggio in Germania e aver composto di getto il balletto antinazista Swastika il barone capitò ad Harlem, dove ebbe modo di vedere: “l’abbandono, la libertà e la spontaneità di spirito di quelle persone, così differente dallo spirito stereotipato dell’Europa fascista”.

Quel che vide – ed esperì – Grona faceva parte di un fenomeno noto oggi come Harlem Renaissance, un movimento di rinascita e rivendicazione della cultura nera iniziato negli anni Venti che coinvolse le arti – dalla musica alla moda, passando per la letteratura e la danza – stimolando al contempo le tante battaglie per la conquista dei diritti umani e civili. [

Colpito dalla diversità, Von Grona decise di fare un esperimento: scrisse alla redazione di una rivista distribuita ad Harlem – rivolgendosi così esclusivamente alla comunità afroamericana – e fece pubblicare un annuncio per offrire lezioni gratuite di balletto.

Alla chiamata risposero 150 persone: “tate, donne e uomini di casa, portieri, elevator men… tutte persone che avevano familiarità con la danza ma poca formazione formale perché – come spiega ancora il barone nella sua intervista: “Non avevano opportunità e quelle che avevano avuto erano principalmente jazz, tip tap o lavoro nei night club”.


Dopo qualche provino, Von Grona scelse una trentina di aspiranti ballerini, divisi equamente tra donne e uomini tra i 16 e i 24 anni. Nel 1934 nacque così l’American Negro Ballet (ANB).


A questo punto del racconto, la nostra storia si intreccia con quella di Lavinia Williams, nativa americana di discendenti irlandesi e afro-americani, venuta alla luce a Philadelphia nel 1916.


Williams era iscritta alla New York Art Students League e fu lì che, mentre studiava pittura e anatomia, incontrò un membro dell’ANB il quale la invitò a fare degli schizzi dei corpi in movimento durante le prove della compagnia.


Williams aveva studiato balletto sin da bambina, aveva un profondo rispetto per la danza e la cosa dovette emergere durante la sua visita all’ANB perché Von Grona la invitò a fare un’audizione che la portò a ottenere il ruolo di una delle 13 principesse dell’Uccello di Fuoco di Stravinskij, opera inclusa nello spettacolo di debutto della compagnia all’Harlem Theatre.

Il delta del nostro fiume di conoscenza apre ora una nuova diramazione: su suggerimento di Solomonoff, anche Leon Theremin fu invitato alle prove dell’ANB e qui, ovviamente, incontrò Von Grona. Fu in quell’occasione che il coreografo ebbe notizia del terpsitone - etherwave dance platform, invenzione creata da Theremin nel 1932 e dedicata alla musa della danza: Terpsichore.


Il terpsitone era una versione macroscopica del theremin e ne condivideva il principio di funzionamento: se con il theremin il musicista controllava altezza e volume del suono grazie ai movimenti delle mani nell’aria – sfruttando il campo di interferenza offerto dalle due antenne dello strumento – nel terpsitone tutto il corpo del danzatore era coinvolto nell’esecuzione.

Lo strumento si componeva di una piattaforma in metallo isolato (2 metri x 1,80) sopra la quale il danzatore poteva muoversi modificando così il suono prodotto. A differenza del theremin, nel terpsitone i controlli di volume e vibrato non potevano essere gestiti dal danzatore e venivano delegati a un operatore celato dietro le quinte.

L’apparecchio era dotato di un dispositivo per la riproduzione di musica d’accompagnamento, di un sistema di diffusori e di un ulteriore macchinario per la visualizzazione del suono: si trattava di un pannello – ideato in un’epoca non precisata – provvisto di lampadine dipinte di diversi colori che si accendevano in base ai movimenti del danzatore segnalando di volta in volta la nota in emissione.

Poco dopo la sua invenzione, il terpsitone fu promosso e dimostrato da Clara Rockmore alla Carnegie Hall; strumento assai difficile da dominare, non fu mai sfruttato oltre dalla virtuosa. Pur essendo tra i pochi in grado di mantenerne l’intonazione, Rockmore non reputò mai di avere la grazia necessaria, qualità che avrebbe invece potuto offrire una ballerina.


Fu forse questa la motivazione che spinse Solomonoff a presentare Theremin a Von Grona, consapevole dello spirito innovativo insito nell’American Negro Ballet. E così, nel 1934 su invito di Theremin, Von Grona scortò un gruppo di danzatori allo Studio dell’inventore – edificio su tre piani gentilmente finanziato dalla virtuosa e milionaria Lucie Bigelow Rosen – dove era alloggiato lo strumento. Tra i danzatori che presero parte a quella prima visita, Lavinia Williams disse:


“[con il Terpsitone] era estremamente difficile lavorare con la musica d’accompagnamento per creare un suono che potesse essere replicato ancora e ancora. Io non ne fui mai capace”.

Quel primo incontro segnò l’avvio di una proficua collaborazione tra l’ANB e Leon Theremin: il terpsitone rimase a disposizione della compagnia per prove ed esperimenti; qualche anno dopo, su base gratuita e volontaria, l’inventore russo costruì e installò anche un impianto per la diffusione del suono all’Harlem Lafayette Theatre, sistema necessario alla riproduzione di alcuni brani durante il debutto della compagnia, il 21 novembre 1937.


Dobbiamo quindi prendere l’abitudine di dire che, pur senza trarne risultati di successo, Lavinia Williams fu una delle prime danzatrici afroamericane a impiegare le nuove tecnologie elettroniche in ambito coreutico.


 


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Per saperne di più:



Albert Glinsky, Theremin: Ether Music and Espionage, University of Illinois Press, 2000.

[Principale fonte di questo articolo]







Per capire meglio il fenomeno dell'Harlem Renaissance: "A New African American Identity: The Harlem Renaissance", Smithsonian / National Museum of African American History & Culture




 


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