La televisione non si occupa più della nostra educazione

Aggiornamento: 19 feb 2021

Nel 1972 andava in onda sul Programma Nazionale C'è musica & musica, trasmissione a episodi ideata e condotte da quel Maestro di eleganza e genialità di Luciano Berio...




Oggi penso alle radici del male, che sono tante.

Penso a Essi vivono, film del 1988 di John Carpenter che ben descrive il grado di sudditanza delle nostre coscienze.

Penso alla responsabilità dei media e alla televisione come primitivo Raggio della Morte.




Penso con malinconia agli anni che non ho vissuto, quegli anni in cui Mamma Rai si occupava di colmare le nostre voragini culturali: tra 1960 e 1968, Alberto Manzi conduceva Non è mai troppo tardi, corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta, in onda dal lunedì al venerdì in fascia serale sui due canali, o a Telescuola (1958 - 1966), che faceva 4 milioni di ascolti al giorno innovando l'insegnamento e promuovendo pure la docenza della storia dell'arte nelle scuole dell'obbligo.





Ai tempi della mia me bambina, l'ombelico scoperto di Raffaella Carrà non faceva più scalpore: dominavano le giunoniche tettone di Angela Cavagna, di Sabrina Salerno, le chiappe delle ragazze del Drive-In scoperte da microscopiche gonnelline svolazzanti, le cosce chilometriche delle veline-Filodoro, i copricapezzoli di Colpo Grosso, Cicciolina al Parlamento e la comicità volgare del figlio di Vittorio De Sica.



Nel 1955 la RAI accoglieva ufficialmente la nascita dello Studio di Fonologia di Milano contribuendo in maniera decisiva alla forgiatura della musica elettronica (forgiatura, sì, perché la musica è un'arma. Si veda Luigi Nono).


Voglio anche ricordarti che nel 1972 andava in onda sul Programma Nazionale C'è musica & musica, condotto da quel Maestro di eleganza e genialità di Luciano Berio.

Se non hai mai visto le dodici puntate del programma di Berio, ti consiglio caldamente di fare un giro nel canale delle Teche Rai o su Rai Play così te le potrai gustare per poi rammaricarti della nostra attuale condizione culturale. C'è musica & musica è un meraviglioso messaggio politico senza tempo che merita di essere riverberato nell'etere all'infinito.




C'è musica & musica non era una serie generalista: lo spettatore poteva comprendere le sperimentazioni più ardite attraverso la viva voce dei compositori più celebri (tra gli altri, un bellissimo Stockhausen accolto nella prima puntata, vero guru proiettato nell'iper-futuro) o capire quanta fatica ci sia dietro alla bravura di un qualsiasi orchestrale. Si viaggia tra le mura dei conservatori, tra le parole degli strumenti e dei musicisti rendendo la musica, tutta la musica, un messaggio alla portata di tutti. Non c'è classismo, non c'è divisione: la musica diviene un verbo universale.


Dopo che avrai terminato di vedere il primo episodio, ti invito a pensare alla televisione dei giorni nostri. Ti invito a guardare nel tuo portafoglio e a domandarti perché, se non riusciamo ad arrivare felicemente a fine mese, ci imbottiscano di programmi tv di cucina, suggerendoci di comprare astici e chianina, facendoci sentire la pressante necessità di avere una planetaria o un minipimer così potente da poter frullare tutti i nostri problemi.

Non è una scoperta: la televisione non si occupa più della nostra educazione.

E perché dovrebbe? L'importante è reggere il peso del Capitale.



 

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